Genre: Atmospheric Black Metal
Line Up:

Girovagare per una foresta autunnale alla ricerca di ristoro per l'anima: è questa l'immagine evocativa che accoglie l'ascoltatore di Shadeborn, l'EP di debutto dei Resting Forest. Il progetto, una collaborazione italo-americana di alto profilo, unisce le forze di Jörmundgand alla voce (figura centrale in realtà come In Corpore Mortis e Lilyum), del polistrumentista statunitense Travisty (chitarre, basso e synths) e del prolifico batterista italiano Summum Algor (Adversam).
Il risultato è un Atmospheric Black Metal di pregevole fattura, capace di bilanciare sapientemente melodia e intransigenza.
L'immersione inizia con l'intro "Meltwater Streams", un preludio che funge da soglia liminale verso il cuore della foresta. La quiete viene però presto infranta da "Sowing with Storm", traccia che incarna perfettamente la dicotomia dell'opera, miscelando una malinconia crepuscolare a improvvise sferzate di violenza.
Il fulcro tecnico si sposta poi su "Into the White Eclipse", brano caratterizzato da un riffing serrato che non sacrifica mai lo spazio atmosferico, mantenendo un'identità compositiva originale e vibrante. Sorprende "Haunt of the Pale Fires", che si distingue per una struttura variegata e pause inaspettate; qui, i fraseggi di chitarra lambiscono territori vicini a un Melodic Heavy Metal d'annata, arricchendo il tessuto sonoro del disco.
Dopo il breve intermezzo di "In the Realm of Emptiness", un delicato passaggio di arpeggi folk sorretti da synth eterei, si giunge alla titletrack conclusiva. In "Shadeborn", l'estro creativo di Travisty emerge in tutta la sua complessità: un brano inizialmente cadenzato che si evolve in una moltitudine di variazioni strutturali.
Uno dei punti di forza dell'EP è indubbiamente la performance vocale di Jordmundgand: dinamica, ricca di pathos e impreziosita da inserti in pulito ottimamente armonizzati. Al contempo, il drumming di Summum Algor si rivela un supporto mai banale, capace di adattarsi con fluidità ai numerosi cambiamenti.
La produzione è solida e cristallina, permettendo a ogni strumento di respirare, valorizzando la natura variegata delle composizioni.
Shadeborn è un EP convincente che evita le secche della monotonia grazie a una scrittura intelligente e dinamica. Un ascolto caldamente consigliato agli estimatori del Black Metal atmosferico che cercano sostanza oltre all'estetica.
Dario "l'Omega il Rakshasa" Checchi