Valadier Carmina Belli Apocalypsis

R  E  V  I  E  W
    Valadier
    Carmina Belli Apocalypsis

    Year: 2023
    Genre: Melodic Black Metal
    Label: Independent
    Country: Italy
    Line Up:
    Unukalhai - vocals
    Blight - guitars / bass / drums programming
    Winterkvlt - wind instruments / vocals
    Cover artwork by Silvana Massa 


    Presentiamo il primo full-leght dei Valadier che, dopo l’esordio con ep, si buttano a capofitto in un lavoro che possa conferire un'identità più carnale.

    La copertina, realizzata da Silvana Massa, rende piuttosto chiaro il concept della band: epiche battaglie medievali ed antichi racconti di quell’epoca.

    Si parte con l’ intro di “Under the Skyes of Gehenna”, capace di trasportare su un campo di battaglia, essa termina nel silenzio, dopo colpi cupi che danno il via, dapprima ad una sola chitarra, per poi arrivare dinnanzi ad un muro di suono compatto  corposo generato del resto degli strumenti. 

    La voce, decisamente apprezzabile, è acida e maligna, forse il sound la penalizza leggermente soffocandola.

    In conclusione la canzone è arricchita da canti gregoriani che accompagnano un momento di pathos, soluzione molto coinvolgente che si ritrova in altre tracce. 

    Durante l’ascolto si alternano momenti di assalto puro, quasi a ricordare i Marduk di Opus Nocturne, riffs sparsi di canzone in canzone, come piccole chicche che con facilità si imprimono nella mente.

    Apprezzabili anche gli intermezzi di cantato femminile in italiano, non semplici da digerire solitamente, in questa proposta  smorzano la tensione e aggiungono un qualche cosa di magico.

    La batteria fa il suo, essendo programmata manca quel sentimento che la rende viva, ma è stata scritta comunque in linea con il resto dell'album.

    I cori,spesso presenti, sono nella maggior parte dei casi un sostegno che arricchisce queste tracce .

    Tra un brano e l’altro si trovano, quasi sempre, intermezzi che, attraverso flauti e suoni affini, riproducono la cultura di quell’epoca, come le urla in battaglia; questa scelta stilistica, a mio avviso, smorza estremamente la fluidità dell’album nel suo complesso.

    Tra le tracce da segnalare ci sono “Through the Blackwater Valley”, cantata in italiano, colma di pathos, “In the Sign of Stygian Watchers”, per il passaggio di cantato femminile, e la sopra citata traccia iniziale.


    Dario "l'Omega il Rakshasa" Checchi