Masca Maskerie Filia Diaboli

R  E  V  I  E  W
    Masca
    Maskerie Filia Diaboli

    Year: 2026
    Genre: Black Metal
    Label: Satanath Records / Underworld Echoes Records
    Country: Italy
    Line Up:
    Doc - vocals 
    SúrNamtar - guitars / bass / backing vocals
    Summum Algor - drums 
    Una nuova, belligerante nonché massacrante realtà del metal estremo italiano accende la propria luce nel firmamento della Torino Black Metal : i Masca (termine del dialetto piemontese per indicare una strega, a sottolineare un misticismo profondo).
    La lineup è dorata: alla voce troviamo l'eccellente Doc (tra i molti gruppi di spicco in cui ha militato ricordiamo i cruenti Daemusinem); alla batteria c'è una figura nota quanto misteriosa, Summum Algor, artista dietro le pelli che vanta moltissimi lavori in collaborazione, progetti paralleli e i sempreverdi Adversam come sua creatura primaria; SúrNamtar, infine, chiude il tridente occupandosi del basso e della composizione delle ottime chitarre (tra le sue band e collaborazioni ricordiamo i talentuosi Hour of Penance e i Putridity).
    Le premesse ci sono tutte, ma approfondiamo il prodotto. Sembra esserci un concept affascinante a contornare questo progetto, visibile sia nell'artwork sia nel look. I tre componenti appaiono infatti a volto coperto: una scelta già vista, certo, ma che in questo caso risuona in modo diverso, molto diverso.
    La musica proposta è un convinto ed estremamente ispirato Black/Death metal. Vi si può percepire qualcosa dei Belphegor, ma in una forma più elegante, dato che i suoni sono calibrati per permettere di godere di ogni singolo riff e di ogni martellata. Personalmente, in alcuni brevi passaggi rivivo persino gli Arkhon Infaustus.
    Il brano di partenza, "Blood of Sacrifice", mette subito le cose in chiaro: va dritto al punto, senza mezze misure e con idee ben definite sulle emozioni da trasmettere. Sulla stessa onda, ma ancora più opprimente, troviamo la seconda traccia, "The Perseverance of Sacrilege", caratterizzata da una chiusura molto occulta fatta di canti evocativi. Questi introducono il terzo pezzo, "Filia Diaboli", più concentrato e segnato da notevoli rallentamenti carichi di pathos.
    La quarta traccia, "Black Wing", dà respiro all'inizio con accostamenti più tendenti al Black Metal puro, per poi rimarcare il suo timbro Death Metal. Uno dei brani più convincenti per bilanciamento degli elementi è "Let Our Devils Flow Where Purity Failed", una delle tracce migliori insieme alla conclusiva "Roots of Bones". Quest'ultima presenta un drumming cadenzato che rende tributo al Black Metal più puro di vecchia matrice, con un incedere che non può non far muovere la testa a chi vive di questa musica e la sente sopra e sotto la pelle.
    Che dire: un album che non ascoltare è un peccato mortale. Una nuova realtà che ci auguriamo tutti possa continuare a produrre altri cocci di ossidiana, taglienti e lucenti.

    Dario "l'Omega il Rakshasa" Checchi