Genre: Black Metal

Abbiamo già recensito positivamente i Death Shroud in occasione dei precedenti album "Death, Slavery and the Pursuit ov Sadness"(2021) e "Parhelion" (2023). Fin dall'omonimo EP di debutto del 2009, la band ha dimostrato grande costanza nelle uscite e, soprattutto, una solida coerenza musicale. L'ennesima conferma arriva con l'ultimo EP, "Periaqueductal Gray", un lavoro ispirato al panico, al terrore e alla paura che si annidano nella mente umana.
La prima traccia, "Amygdala", è molto serrata, caratterizzata da riff quasi Grindcore dove la voce segue spesso la ritmica della chitarra e una drum programming veloce. Estrema anche la struttura del secondo brano, "Fight or Flight", corto e rapido, con un'impeccabile esecuzione del riffing di chitarra seguito da un basso che, tuttavia, risulta poco presente nel mix. "PFC" è un brano contraddistinto da stop and go molto interessanti, impreziosito da fraseggi e assoli di chitarra sublimi; ottimo anche il lavoro vocale, che si alterna tra scream, growl e parti parlate. Con "Limbic Atrophy" ci addentriamo in influenze Thrash/Death Metal, dove emerge ancora una volta la perizia tecnica del chitarrista. "Toxic Graveyard" è un brano che alterna momenti lenti e riflessivi ad accelerazioni tipiche dello stile del gruppo, aumentando così la varietà dell'opera. Il disco si conclude con la title track, un pezzo lento e strumentale sorretto da pregevoli melodie e intrecci di chitarra.
Nonostante la breve durata, Periaqueductal Gray è un EP estremamente intenso, che fa venir voglia di essere riascoltato immediatamente. Una band che non delude neanche questa volta e che si conferma una certezza.
S.A.M.A.