Genre: Black Metal
Label: Masked Dead Records
Line Up:

«Percorri la via per diventare il tuo Daimon».Potrebbe aprirsi così la discesa nel nuovo album degli Adversam, realtà storica del panorama italiano attiva fin dai primi anni '90. Sempre prolifici e da tempo garanzia di qualità per chiunque cerchi musica suonata senza compromessi, i torinesi si confermano ancora una volta fedeli alle radici del Black Metal underground. Ma passiamo a questa nuova "perla nera". Come da tradizione per la band, l'opera vive di una totale sinergia tra architettura musicale e impianto concettuale, un intreccio che eleva il lavoro a una dimensione artistica completa. Il concept è tanto complesso quanto viscerale: viviamo in una società che cannibalizza la nostra essenza e le nostre origini. La strada indicata dagli Adversam è un cammino irto, immerso nell'oscurità più profonda, teso a ritrovare quell'equilibrio che risveglia la natura primordiale dell'essere. Sul piano sonoro, il disco risulta da subito incalzante, supportato da una produzione pulita che crea un affascinante contrasto con la matrice grezza del genere e con il timbro lacerante del cantante. Tra gli episodi migliori spicca l'opener "Fall of Illusions": introdotta da un riff che cattura all'istante l'attenzione, la traccia si sviluppa in passaggi che mettono in mostra la cifra stilistica del gruppo, fatta di un songwriting complesso e dinamico, capace di aprirsi a stacchi di pura poesia. La successiva "Pillar of Decay" prosegue su una scia ancor più violenta, lasciando pochissimo fiato fin dalle battute iniziali. Con "The Silent Alignment", i synths spalancano le porte a una dimensione emotiva differente, arricchita da un campionamento in sottofondo della voce di Carl Gustav Jung — pioniere della psiche, della ricerca del sé e dell'esplorazione dell'Ombra. Impossibile poi non citare "Essence of Existence", trascinata fin dall'avvio da riff ritmati e sorretta da una prova dietro le pelli impeccabile: la batteria è studiata, ispirata, guidata da pura attitudine. Ci si troverebbe di fronte a un album che meriterebbe un'analisi brano per brano, sviscerando ogni singolo testo in relazione al concept. Tuttavia, per non trasformare una recensione in un saggio e, soprattutto, per rispettare ciò che gli Adversam chiedono al fruitore, è giusto fermarsi qui. Sta all'ascoltatore intraprendere la propria ricerca introspettiva, sgranando uno a uno i grani di questo Mālā tibetano per cogliere gli insegnamenti occulti celati nel tempio della band.
Un album maturo — forse il loro punto più alto — che richiede ascolti attenti. Questa band ha ancora moltissimo da dire. Ricordate: non limitatevi ad ascoltare, imparate a percepire..
Dario "l'Omega il Rakshasa" Checchi